Le Pezzentelle – viaggio semiserio nel ventre di Napoli

Alla presentazione fatta nella biblioteca intitolata a Annalisa Durante, Le Pezzentelle (viaggio semiserio nel ventre di Napoli) ha portato con sé sorrisi e malinconie.

Scritto da Vincenzo Russo e edito da Homo Scrivens, il romanzo ci ha ricordato che la dicotomia sorriso/lacrime non deve mai mancare.

I personaggi che affollano il cimitero delle Fontanelle, sebbene poco affini l’uno con l’altro, riusciranno ad unirsi in un gruppo solidale e coeso, pronto ad aiutarsi a vicenda per risolvere problemi più o meno gravi.

Il culto delle capuzzelle è molto sentito in città.

Prevedeva l’adozione di un cranio, al quale corrispondeva un’anima abbandonata. Esse vegliano su di noi e annullano la distanza tra la vita e la morte, forse anche per sfatarla e rendercela assai meno amara.

Si muore, ma non si scompare mai del tutto e questo Gennaro lo sa molto bene.

Gennaro è il custode del cimitero. Sarà lui che come un moderno Caronte terrà le fila dei tanti episodi che si susseguiranno nel Cimitero. E sarà sempre lui a riorganizzare una banda di “disgraziati” che per un motivo o per un altro si approcceranno ai suoi tanto amati teschi.

Tra un sorriso e una lacrima, le pagine del libro di Vincenzo Russo scorrono via veloci, ma cadenzate allo stesso tempo da un ritmo lento, che vuole soffermarsi e far soffermare il lettore su temi fondamentali per la natura umana.

La caducità della vita, la ricerca dell’amore vero, la spasmodica voglia di compiacere un genitore e il bisogno concreto vengono narrati con la dovuta serietà, senza mai perdere di vista la battuta facile e lo sfottò che in molti casi ci salva letteralmente la vita.

Ambientato nel quartiere Sanità, dove nacque il Principe Totò, Le Pezzentelle vuole senz’altro omaggiare chi ha fatto della risata una forza dirompente; colui che già con A Livella aveva messo in chiaro “come stanno le cose”.

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