NAPOLI – Un divieto sul bucato esposto alle finestre diventa un caso tra Napoli e la Francia. A Thizy-les-Bourgs, piccolo comune del dipartimento del Rodano, l’amministrazione guidata dal sindaco Rémi Berthoux ha stabilito nuove regole per limitare i panni e gli oggetti visibili dalla strada.
A far discutere non è stato soltanto il contenuto del provvedimento, ma soprattutto la frase scelta dal Comune francese per presentarlo: «Non siamo a Napoli». Al sindaco francese ha risposto Carlo Puca, assessore alla Partecipazione attiva e all’Immagine della città del Comune di Napoli, contestando l’uso della città partenopea come termine di paragone negativo.
Cosa prevede l’ordinanza
L’ordinanza, firmata l’8 settembre, vieta di stendere il bucato o appendere altri oggetti a finestre, facciate e balconi quando sono visibili dalla via pubblica. Restano consentiti gli stendini collocati all’interno dei balconi, purché non superino l’altezza del parapetto.
Secondo l’amministrazione francese, la misura serve a tutelare il decoro e a migliorare l’immagine del centro abitato. Il provvedimento prevede anche la possibilità di sanzioni per chi non rispetta le nuove disposizioni.
La risposta dell’assessore Carlo Puca
Puca ha riconosciuto il diritto di ogni amministrazione a regolare il proprio territorio, ma ha sottolineato che per giustificare un divieto non era necessario presentare Napoli come simbolo di ciò che non dovrebbe essere.
Con tono ironico, l’assessore comunale ha osservato che a Thizy-les-Bourgs effettivamente non sono a Napoli, aggiungendo però che in questo modo «si perdono parecchio». Nella sua risposta ha ricordato la storia, l’arte, la musica e la cultura della città, rivendicando anche le lenzuola stese al sole come parte di un’immagine urbana che non può essere ridotta a semplice cliché.
La polemica ha così trasformato una norma sul decoro in un confronto sull’identità di Napoli e sugli stereotipi che ancora la accompagnano. Un dettaglio quotidiano, come il bucato tra finestre e balconi, è diventato ancora una volta il simbolo di una città complessa e impossibile da racchiudere in una battuta.


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