Il sistema impedisce le comunicazioni dei cellulari introdotti illegalmente. È la prima sperimentazione del genere in un istituto penitenziario italiano.
NAPOLI – Ventiquattromila tentativi di collegamento telefonico e trasmissione dati neutralizzati nell’arco di una sola giornata. È il primo risultato del sistema di jammer sperimentato nel carcere di Secondigliano per contrastare l’uso dei cellulari introdotti abusivamente all’interno dell’istituto.
I dispositivi agiscono sulle frequenze e rendono inutilizzabili telefoni e apparecchi capaci di collegarsi alle reti mobili. Il dato non corrisponde al numero di detenuti in possesso di un cellulare: nella struttura sono presenti circa 1.500 persone e i 24mila accessi registrati comprendono anche i tentativi ripetuti effettuati dallo stesso dispositivo.
Il primo test italiano a Secondigliano
La sperimentazione, la prima realizzata in Italia in un carcere, è stata illustrata dal sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni durante un incontro alla Prefettura di Napoli. I risultati sono stati forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, guidato da Stefano Carmine De Michele.
Per garantire la sicurezza durante l’attivazione sono stati impiegati circa 250 agenti di Polizia penitenziaria. Le autorità temevano possibili proteste o disordini dovuti all’interruzione delle comunicazioni illegali, ma nel corso dell’operazione non sono state segnalate criticità.
Contrasto alle comunicazioni illecite
L’obiettivo è impedire che persone detenute, in particolare appartenenti a organizzazioni criminali o collocate nei reparti di alta sicurezza, possano continuare a comunicare con l’esterno attraverso apparecchi introdotti clandestinamente. Telefonate, messaggi e collegamenti dati possono infatti consentire di mantenere contatti e impartire disposizioni anche dal carcere.
Il progetto era stato anticipato dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, senza indicare inizialmente la struttura scelta per il test. Dopo l’esito positivo di Secondigliano, il sistema dovrebbe essere adottato anche in altri istituti penitenziari italiani.
L’impiego dei jammer è discusso da anni. Tra gli aspetti da monitorare restano l’efficacia nelle diverse aree degli edifici, la compatibilità con i sistemi anti-drone e la tutela della salute degli agenti e del personale che lavora quotidianamente nelle strutture. Il test napoletano rappresenta ora il primo banco di prova operativo per una possibile estensione nazionale.


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