Categoria: Campania

Le notizie dalle province e dai territori della Campania.

  • Frecce Tricolori a Salerno, il cielo sul lungomare si colora d’Italia

    Frecce Tricolori a Salerno, il cielo sul lungomare si colora d’Italia

    Dopo vent’anni la Pattuglia Acrobatica Nazionale torna nei cieli della città. Migliaia di persone hanno seguito l’Air Show dal lungomare di Pastena e Marconi.

    SALERNO – Nasi all’insù e telefoni puntati verso il cielo per il ritorno delle Frecce Tricolori a Salerno. Nel pomeriggio di domenica 27 settembre la Pattuglia Acrobatica Nazionale ha trasformato il Golfo in un grande teatro all’aperto, chiudendo con le sue evoluzioni il programma del 22° Raduno nazionale dell’Associazione Arma Aeronautica – Aviatori d’Italia.

    Il lungomare di Pastena e Marconi è diventato il principale punto di osservazione dello spettacolo. Le traiettorie degli aerei, le formazioni ravvicinate e le scie con i colori della bandiera italiana hanno accompagnato il pubblico durante il momento più atteso della manifestazione.

    Lo spettacolo sul Golfo di Salerno

    Le Frecce Tricolori sono tornate a esibirsi in città a vent’anni dall’ultima apparizione del 2006. Prima del passaggio conclusivo della Pattuglia Acrobatica Nazionale, il programma ha proposto diversi appuntamenti dedicati al volo e alle attività dell’Aeronautica Militare.

    Nel cielo del Golfo si sono alternati velivoli dell’Aero Club, elicotteri HH139 del IX Stormo “Francesco Baracca”, una simulazione di soccorso in mare, il lancio dei paracadutisti e un’esibizione di acrobazia aerea a motore. Una sequenza pensata per accompagnare gli spettatori verso il gran finale tricolore.

    Una città coinvolta per tre giorni

    L’Air Show ha concluso un fine settimana interamente dedicato all’aviazione. Il programma era iniziato venerdì con l’apertura del Villaggio Azzurro sul lungomare Santa Teresa, dove cittadini e visitatori hanno potuto avvicinarsi ai simulatori di volo, agli stand informativi e al cockpit di un Tornado esposto per l’occasione.

    Nella mattinata di domenica si è svolto anche il corteo del Raduno nazionale degli Aviatori d’Italia, partito da piazza Dante Alighieri e concluso in piazza della Libertà con la cerimonia ufficiale alla presenza delle autorità civili e militari.

    Il ritorno delle Frecce Tricolori ha così unito memoria, spettacolo e partecipazione. Per Salerno è stata una domenica speciale, vissuta tra il mare e il cielo, con il tricolore a fare da cornice a uno degli appuntamenti più attesi dell’anno.

  • Salerno, ventenne accoltellata alle spalle nel centro storico: dimessa dall’ospedale

    Salerno, ventenne accoltellata alle spalle nel centro storico: dimessa dall’ospedale

    La giovane, originaria di Baronissi, ha riportato una ferita di sette centimetri alla nuca e una lesione alla mano. La Squadra Mobile indaga per identificare l’aggressore.

    SALERNO – È stata dimessa dall’ospedale la ventenne aggredita con un’arma da taglio nella serata di mercoledì 23 settembre nel centro storico di Salerno. La ragazza, residente a Baronissi, era stata soccorsa e trasferita in codice rosso al San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona.

    L’aggressione alle spalle

    L’episodio si è verificato intorno alle 21.30 in largo San Tommaso d’Aquino. Secondo la ricostruzione al vaglio degli investigatori, la giovane si trovava da sola quando sarebbe stata raggiunta alle spalle da una persona che non conosceva.

    Dopo l’aggressione, un passante ha dato l’allarme consentendo l’arrivo dei soccorsi. La ventenne presentava una ferita di circa sette centimetri sul lato destro della nuca e un’altra lesione alla mano sinistra, che potrebbe essere stata provocata nel tentativo di proteggersi.

    Le cure e le dimissioni

    All’ospedale Ruggi la ragazza è stata sottoposta agli accertamenti necessari. La tac non avrebbe evidenziato conseguenze più gravi, mentre la perdita di sangue ha reso necessaria una trasfusione. Dopo una notte di osservazione e le cure dei sanitari, è stata dimessa nella tarda mattinata di giovedì 24 settembre.

    La giovane, ancora sotto choc, avrebbe riferito di non conoscere né l’autore dell’aggressione né le ragioni del gesto. Le è stato consigliato anche un percorso di sostegno psicologico.

    Indaga la Squadra Mobile

    Le indagini sono affidate alla Polizia di Stato. Gli agenti della Squadra Mobile stanno ricostruendo i movimenti della vittima e verificando ogni elemento utile per risalire all’identità dell’aggressore. Al momento il movente resta sconosciuto e gli accertamenti sono ancora in corso.

  • Martina Carbonaro, la prof in aula: «Voleva lasciare Alessio, ma aveva paura di dirglielo»

    Martina Carbonaro, la prof in aula: «Voleva lasciare Alessio, ma aveva paura di dirglielo»

    NAPOLI – Martina Carbonaro aveva deciso di interrompere la relazione con Alessio Tucci, ma temeva di comunicarglielo. È quanto emerso dalla testimonianza di Emilia Marino, all’epoca docente tirocinante della quattordicenne di Afragola, ascoltata davanti alla Corte d’Assise di Napoli nel processo per l’omicidio della ragazza.

    L’insegnante ha ricostruito il rapporto di fiducia instaurato con Martina, descrivendola come una ragazza solare, dolce e alla ricerca di rassicurazioni. Proprio alla docente la giovane aveva confidato le difficoltà vissute nella relazione e la volontà di porvi fine.

    L’ultimo incontro a scuola

    Particolarmente toccante il racconto dell’ultimo incontro. Il giorno prima della scomparsa, Martina era andata a salutare l’insegnante a scuola e le aveva anticipato di avere alcune cose da raccontarle. Le due avrebbero dovuto sentirsi nel pomeriggio, ma quella conversazione non avvenne mai.

    Quando seppe della scomparsa, la docente provò a contattarla, trovando però il telefono irraggiungibile. Le inviò anche un messaggio per farle sapere che avrebbe potuto rivolgersi a lei in qualsiasi momento.

    Martina Carbonaro venne uccisa nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2025 in un edificio abbandonato nei pressi dello stadio Moccia di Afragola. Nel procedimento è imputato l’ex fidanzato Alessio Tucci, che ha confessato il delitto. Le responsabilità penali saranno definite con la sentenza.

    Le prossime udienze

    Il processo proseguirà il 30 ottobre con la testimonianza del ragazzo con il quale Martina aveva avuto contatti tramite chat. Il 10 novembre è prevista una nuova udienza dedicata ai testimoni della Procura.

    Il 24 novembre sarà invece ascoltato Alessio Tucci, che attraverso il proprio difensore ha manifestato la volontà di sottoporsi all’esame. La testimonianza della docente aggiunge così un nuovo elemento alla ricostruzione degli ultimi giorni di Martina e delle preoccupazioni che aveva confidato prima della morte.

  • Ecoansia, lo psichiatra: “Necessaria una diversa sensibilità da parte delle istituzioni”

    Ecoansia, lo psichiatra: “Necessaria una diversa sensibilità da parte delle istituzioni”

    «Sempre più persone arrivano da noi con difficoltà a gestire l’ecoansia, ossia l’ansia generata dai problemi ecologici e ambientali su scala locale e globale. Dopo un’estate complessa per le conseguenze del cambiamento climatico, ora dal territorio arrivano segnalazioni di persone preoccupate per ciò che accade vicino casa. I lavori a Bagnoli e i roghi a rischio tossicità, non ultimo quello di ieri sera a Napoli Est, generano preoccupazioni e angosce che vanno gestite per non pregiudicare la qualità della vita». Lo afferma Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli.

    «Ci sono due livelli di intervento per gestire quella che a tutti gli effetti è una nuova forma di disagio psicologico. Non si tratta di una diagnosi, dato che non compare nel DSM-5-TR né nell’ICD-11, ma di una condizione che la letteratura scientifica studia da anni e che l’American Psychological Association, già nel 2017, descriveva come una paura cronica del disastro ambientale», spiega Barretta. «Oggi le persone la vivono con maggiore sensibilità rispetto al recente passato, perché è cambiata la consapevolezza di enormi fasce di popolazione: uno studio pubblicato già nel 2021 su The Lancet Planetary Health, condotto su diecimila giovani di dieci Paesi, Italia compresa, ha rilevato che per il 45% di loro queste preoccupazioni pesano negativamente sulla vita quotidiana».

    «Il primo livello è personale. Quando il problema ambientale è sotto casa, i trigger sono concreti: l’odore acre, la colonna di fumo, le immagini del cantiere. Il filosofo Glenn Albrecht ha dato un nome a questa sofferenza, la solastalgia, cioè il disagio di chi vede degradarsi il luogo in cui vive senza bisogno di allontanarsene. A renderla difficile da gestire sono soprattutto l’incertezza e la sensazione di non avere alcun controllo sulla minaccia: si entra in uno stato di ipervigilanza, si rimugina, si controllano di continuo notizie e bollettini. Il lavoro da fare è distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non ne dipende, e riportare la preoccupazione alla sua funzione originaria, che è spingerci ad agire, non paralizzarci», prosegue lo psichiatra. «C’è poi il meccanismo perverso dei social network, i cui algoritmi alimentano bias cognitivi noti. Chi ha mostrato interesse per la bonifica di Bagnoli perché preoccupato dai dragaggi verrà presumibilmente raggiunto da un flusso crescente di contenuti sullo stesso tema, e le piattaforme premiano quelli più divisivi e più carichi di emozioni, perché generano più interazioni. Scattano così il bias di conferma, che ci porta a cercare e ricordare le informazioni che danno ragione alle nostre paure, e l’euristica della disponibilità, per cui un rischio ci sembra tanto più probabile quanto più spesso ce lo vediamo passare davanti. Chi è già entrato in questo vortice difficilmente riesce a uscirne con uno sguardo obiettivo».

    La questione, per Barretta, non si esaurisce però nella sfera privata. «Se è vero che la prima difesa spetta all’individuo, è altrettanto vero che è necessaria una buona comunicazione dall’alto per non trasformare le giuste preoccupazioni in un problema sociale. L’amministratore ha il dovere, da buon padre di famiglia, di occuparsi dei cittadini tenendo conto di aspetti della salute collettiva che un tempo erano sottovalutati, e la salute emotiva e comportamentale è uno di questi».

    Per arginare quelle che «rischiano di diventare vere escalation sociali», serve dunque «una diversa sensibilità da parte delle istituzioni nella comunicazione verso i cittadini». L’esempio più vicino è proprio Bagnoli, mentre nelle scorse ore è stato firmato il protocollo d’intesa che istituisce in via sperimentale l’Osservatorio Salute per l’area Bagnoli-Coroglio e la X Municipalità Bagnoli-Fuorigrotta. «Pur dando per assunto che i lavori si stiano svolgendo in totale sicurezza, quale messaggio passa se alle immagini allarmanti si risponde istituendo un osservatorio sulla salute solo a giochi quasi fatti? È il classico caso in cui, nel tentativo di rassicurare, si ottiene l’effetto opposto: insinuare in un cittadino già spaventato l’idea che le sue paure siano più che fondate».

    La risposta, secondo il direttore scientifico di Noesis, passa dalla comunicazione. «Non a caso, nella terapia cognitivo-comportamentale dei disturbi d’ansia, uno dei primi passi è la psicoeducazione: spiegare alla persona cosa le sta accadendo riduce l’incertezza, che dell’ansia è il principale carburante. Sullo stesso principio si fondano le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla comunicazione del rischio, che chiedono alle istituzioni di informare presto, in modo trasparente e dichiarando apertamente anche ciò che ancora non si sa. In letteratura si parla di amplificazione sociale del rischio: quando le informazioni ufficiali mancano o arrivano in ritardo, la percezione del pericolo cresce di bocca in bocca e di post in post, indipendentemente dal pericolo reale. Servono specialisti dedicati nelle amministrazioni cittadine, regionali e nazionali, capaci di intercettare questi segnali, di comunicare con rigore e semplicità cosa accade durante un determinato evento e di non sottovalutare ciò che arriva dai territori, sul piano della salute fisica come di quella mentale».

    «Solo coinvolgendo gli esperti e dando risposte chiare e puntuali su cosa accade, su cosa è stato messo in campo, sulle misurazioni adottate e sugli indicatori monitorati da cui dipende un fondato rischio per la salute, si potrà rispondere a cittadini che chiedono di stare bene. Cittadini che oggi, tra un clima impazzito e paure che si insinuano in maglie sempre più larghe, non riescono a esercitare pienamente il loro diritto al benessere», conclude Barretta.

  • Pomigliano, tir contromano sulla rampa dell’A16: carico di pomodori travolge un’auto

    La frenata del conducente ha evitato lo scontro frontale. La strada è rimasta chiusa per diverse ore per consentire la pulizia e la messa in sicurezza.

    POMIGLIANO D’ARCO – Momenti di forte tensione nella mattinata di sabato sulla rampa dell’autostrada A16, nella zona di via Passariello a Pomigliano d’Arco.

    Secondo la prima ricostruzione, il conducente di un autoarticolato avrebbe imboccato la rampa nel senso di marcia sbagliato, trovandosi improvvisamente davanti un’automobile che procedeva regolarmente.

    Per evitare lo scontro frontale, l’autista del mezzo pesante ha effettuato una brusca frenata. La manovra ha scongiurato l’impatto diretto, ma ha provocato la caduta di una parte del carico trasportato: circa 18 tonnellate di scarti derivanti dalla lavorazione dei pomodori.

    Il materiale si è riversato sull’asfalto e ha quasi completamente ricoperto l’automobile coinvolta, rendendo necessario un lungo intervento per liberare la carreggiata e ripristinare le condizioni di sicurezza.

    Sul posto sono arrivati gli agenti della Polizia Municipale di Pomigliano d’Arco, che hanno disposto la chiusura della rampa e avviato gli accertamenti sulla dinamica. È stato richiesto anche il supporto della Protezione Civile locale, intervenuta con una fornitura d’acqua per la pulizia dei veicoli e del tratto stradale interessato.

    La circolazione è rimasta interrotta per alcune ore, con inevitabili ripercussioni sul traffico della zona.

    Al conducente del tir sono state contestate le violazioni relative alla marcia contromano. Per il mezzo è stato disposto il fermo amministrativo. Dai successivi controlli sarebbe inoltre emerso che l’autoarticolato risultava già sottoposto a un precedente provvedimento di fermo fiscale.

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