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  • Napoli, don Coluccia sfida la camorra col megafono: «Il quartiere non è dei clan»

    Napoli, don Coluccia sfida la camorra col megafono: «Il quartiere non è dei clan»

    NAPOLI – Un megafono rivolto verso i palazzi e un messaggio pronunciato senza esitazioni contro camorra, spaccio e violenza. Don Antonio Coluccia è tornato nelle strade di Pianura per una nuova iniziativa di legalità, dopo gli episodi armati che nelle ultime settimane hanno alimentato paura e tensione nel quartiere.

    L’appello sotto i palazzi di Pianura

    Il sacerdote, noto per le sue battaglie nelle periferie e da tempo sotto scorta, ha attraversato la zona con il megafono fermandosi davanti agli edifici indicati come luoghi sensibili. Rivolgendosi a chi esercita il proprio potere attraverso intimidazioni e piazze di spaccio, ha scandito parole dure, arrivando a definire «vigliacco» chi mette in pericolo i cittadini e usa le armi per imporre il silenzio.

    L’iniziativa si è svolta nell’area del Parco Falcone-Borsellino e ha richiamato l’attenzione dei residenti, molti dei quali hanno seguito l’intervento dai balconi. Al centro del messaggio anche i giovanissimi, spesso esposti al rischio di essere attratti dalla criminalità e utilizzati come manovalanza.

    Don Antonio Coluccia parla con il megafono ai residenti affacciati ai balconi di Pianura
    Don Antonio Coluccia durante l’iniziativa per la legalità nel quartiere Pianura.

    La denuncia dopo le stese

    La presenza del prete antimafia arriva in una fase delicata per Pianura. Colpi di pistola, stese e intimidazioni hanno riacceso l’allarme sicurezza e il timore di nuovi equilibri criminali legati al controllo del territorio e del mercato della droga.

    Con la sua protesta, don Coluccia ha invitato gli abitanti a non considerare normale la violenza e a non lasciare soli quanti denunciano. Il significato dell’iniziativa va oltre la sfida verbale: riportare una presenza pubblica nelle strade e ribadire che i quartieri appartengono ai cittadini, non ai clan.

    Il “prete col megafono”

    Originario del Salento ed ex operaio, don Antonio Coluccia è conosciuto per le sue passeggiate della legalità nelle aree più difficili di Roma, da Tor Bella Monaca al Quarticciolo, passando per San Basilio e il Laurentino. Negli anni ha portato la stessa testimonianza anche a Napoli, entrando nelle piazze di spaccio e rivolgendosi direttamente a pusher e famiglie.

    La sua azione unisce denuncia, vicinanza ai residenti e un appello costante ai giovani perché scelgano alternative alla strada criminale. A Pianura il messaggio è tornato netto: la paura non può diventare abitudine e la risposta alla camorra deve coinvolgere istituzioni, forze dell’ordine e comunità.

  • Torre Annunziata, Palazzo Fienga verso la demolizione completa: nasceranno un parco e la Piazza della Legalità

    Torre Annunziata, Palazzo Fienga verso la demolizione completa: nasceranno un parco e la Piazza della Legalità

    La demolizione del complesso confiscato prosegue dopo l’abbattimento della torre centrale. Nell’area è previsto un parco urbano con una Piazza della Legalità aperta alla città.

    TORRE ANNUNZIATA – Proseguono i lavori di demolizione di Palazzo Fienga, l’edificio di Torre Annunziata per decenni associato alla presenza del clan Gionta e successivamente confiscato alla criminalità organizzata.

    L’intervento è entrato nel vivo il 5 maggio 2026, dopo l’avvio delle operazioni preliminari nel mese di aprile. A settembre è stata abbattuta la torre centrale del complesso, uno dei passaggi più delicati del cantiere. La demolizione integrale è affidata al 21° Reggimento Genio Guastatori dell’Esercito e dovrà proseguire fino alla rimozione delle strutture residue.

    Un parco urbano al posto del vecchio complesso

    Il progetto approvato prevede che sul sedime di Palazzo Fienga venga realizzato un parco urbano con una Piazza della Legalità. Il nuovo spazio pubblico dovrebbe estendersi per circa 4.400 metri quadrati ed essere restituito alla comunità come luogo di incontro e aggregazione.

    Il percorso coinvolge più amministrazioni dello Stato, la Prefettura, l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, l’Agenzia del Demanio, il Comune e le forze dell’ordine. La trasformazione dell’area arriva dopo un iter complesso, legato sia alla confisca sia alla progettazione della nuova destinazione urbanistica.

    Il valore simbolico e la prova della riqualificazione

    La cancellazione fisica di un luogo legato per anni al potere criminale ha un forte significato per Torre Annunziata. Tuttavia il risultato non si misurerà soltanto con la conclusione della demolizione: sarà decisivo completare la riqualificazione, garantire tempi certi, manutenzione e un utilizzo quotidiano dello spazio da parte dei cittadini.

    La futura Piazza della Legalità potrà diventare un segno concreto di cambiamento se sarà accompagnata da servizi, iniziative e presenza istituzionale. Il cantiere rappresenta quindi un passaggio importante, mentre la vera sfida sarà trasformare stabilmente l’area in un luogo aperto e vissuto dalla città.