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Il Consiglio dei ministri autorizza la questione di fiducia su tre articoli della riforma elettorale. La premier chiede la presenza compatta della maggioranza in vista del passaggio decisivo a Montecitorio.
ROMA – Il governo serra i ranghi sulla nuova legge elettorale. Durante la riunione del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni ha richiamato ministri e parlamentari della maggioranza alla massima attenzione in vista dell’esame definitivo alla Camera.
Il Cdm ha autorizzato il ricorso alla questione di fiducia su tre articoli del provvedimento, passaggio che punta a proteggere l’impianto della riforma e a ridurre il rischio di modifiche durante il voto di Montecitorio.
Il richiamo della premier
Nel suo intervento Meloni avrebbe ricordato quanto accaduto a luglio, quando alla Camera un emendamento centrale sulle preferenze venne respinto per un solo voto. La presidente del Consiglio ha definito quell’episodio un incidente e ha chiesto che, questa volta, sia garantita la presenza di tutti i parlamentari e dei componenti del governo.
Il messaggio politico è netto: un’altra battuta d’arresto sul testo, soprattutto nel voto finale, avrebbe conseguenze rilevanti per la tenuta della maggioranza. Non esiste però un automatismo costituzionale che imponga la fine del governo: l’eventuale sconfitta aprirebbe una valutazione politica e istituzionale.
Cosa prevede la riforma
Il nuovo sistema, ribattezzato “Stabilicum”, prevede un premio di maggioranza per la coalizione capace di superare il 42 per cento dei voti. In assenza di quella soglia, i seggi verrebbero distribuiti con un criterio proporzionale. Tra i punti più discussi resta il meccanismo delle preferenze, già al centro dello scontro parlamentare nei mesi scorsi.
L’obiettivo dichiarato dalla maggioranza è assicurare maggiore stabilità alla coalizione vincente e consentire agli elettori di incidere sulla scelta dei candidati. Le opposizioni contestano invece l’impianto della riforma e le modalità con cui il governo intende accelerarne l’approvazione.
Il passaggio alla Camera
L’esame a Montecitorio è previsto a partire dal 28 settembre. Dopo le modifiche approvate dal Senato, la Camera dovrà pronunciarsi nuovamente sul testo. Il voto finale è atteso nei primi giorni di ottobre.
Per il governo sarà un banco di prova politico oltre che parlamentare. La scelta della fiducia mira a evitare nuovi agguati nel voto segreto, ma aumenta il peso del passaggio: la maggioranza dovrà presentarsi compatta per portare la riforma al traguardo.


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