Categoria: Cronaca

Cronaca locale, sicurezza, viabilità e aggiornamenti dal territorio.

  • Napoli, corteo antifa in centro: due Spider-Man sull’Obelisco e scritta davanti alla Questura

    Napoli, corteo antifa in centro: due Spider-Man sull’Obelisco e scritta davanti alla Questura

    La manifestazione da piazza del Gesù a piazza del Plebiscito. Centinaia di persone in strada tra slogan antifascisti, solidarietà alla Palestina e ricordo delle Quattro Giornate di Napoli.

    NAPOLI – Due persone vestite da Spider-Man sono salite sull’impalcatura che circonda l’Obelisco dell’Immacolata in piazza del Gesù, dando il via al corteo antifascista organizzato nel centro di Napoli. Dall’alto è stato srotolato uno striscione con un messaggio esplicito contro i nazisti, firmato dagli “antifa di quartiere”, mentre è stato acceso anche un fumogeno.

    Alla manifestazione hanno preso parte diverse centinaia di persone. Il corteo si è mosso attraverso le strade del centro storico accompagnato da slogan contro il nazifascismo e da messaggi di sostegno alla popolazione palestinese.

    La scritta davanti alla Questura

    Uno dei momenti più significativi si è verificato davanti alla Questura di Napoli, dove alcuni partecipanti hanno tracciato sull’asfalto la frase “Free all antifas”. Prima dell’azione si sono registrati brevi momenti di tensione con le forze dell’ordine, senza che la situazione degenerasse. I manifestanti hanno quindi completato la scritta e ripreso il percorso.

    La mobilitazione è proseguita fino a piazza del Plebiscito, davanti alla Prefettura. Bandiere, cartelli e striscioni hanno accompagnato il passaggio del corteo, che ha unito temi di attualità politica e richiami alla memoria storica della città.

    Il richiamo alle Quattro Giornate di Napoli

    Nel corso della giornata è stato ricordato anche l’anniversario delle Quattro Giornate di Napoli, la rivolta popolare del settembre 1943 che contribuì alla liberazione della città dall’occupazione nazista.

    Gli organizzatori hanno collegato quella pagina della storia napoletana alle battaglie antifasciste contemporanee, sostenendo la necessità di trasformare la memoria della Resistenza in un impegno quotidiano contro razzismo, autoritarismo e parole d’odio.

  • Pellezzano, 85enne uccisa in casa: fermato il figlio 53enne

    Pellezzano, 85enne uccisa in casa: fermato il figlio 53enne

    La donna è stata trovata senza vita nell’abitazione di via Nicotera. L’uomo è indagato per omicidio aggravato; le accuse dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento.

    PELLEZZANO – Una donna di 85 anni è stata uccisa durante la notte nella propria abitazione di via Nicotera, a Pellezzano, in provincia di Salerno. Per il delitto è stato fermato il figlio 53enne, con il quale l’anziana viveva.

    Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri della Compagnia di Mercato San Severino su disposizione della Procura della Repubblica di Salerno. L’uomo risulta indagato per omicidio aggravato.

    La ricostruzione degli investigatori

    Secondo la ricostruzione finora formulata dalla polizia giudiziaria, il 53enne avrebbe strangolato la madre mentre riposava all’interno dell’abitazione. Alla base del gesto vi sarebbero precedenti dissidi familiari, circostanza sulla quale sono in corso ulteriori accertamenti.

    Dopo l’aggressione l’uomo si sarebbe allontanato dalla casa. Poco più tardi avrebbe telefonato al numero unico di emergenza 112, riferendo quanto accaduto. I militari lo hanno quindi rintracciato mentre camminava per le strade del paese, procedendo alla sua identificazione.

    Il fermo e le indagini

    Il fermo di indiziato di delitto dovrà ora essere sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria. Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione le ore precedenti alla morte della donna e il contesto familiare nel quale sarebbe maturato il delitto.

    La notizia ha profondamente colpito la comunità di Pellezzano. Il sindaco Francesco Morra ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia, annunciando l’attivazione dei servizi sociali comunali per offrire sostegno alle persone coinvolte.

    Come previsto dalla legge, il 53enne deve essere considerato non colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva. Le accuse formulate nei suoi confronti saranno esaminate nelle successive fasi del procedimento.

  • Secondigliano, jammer in carcere: 24mila tentativi di collegamento bloccati in un giorno

    Secondigliano, jammer in carcere: 24mila tentativi di collegamento bloccati in un giorno

    Il sistema impedisce le comunicazioni dei cellulari introdotti illegalmente. È la prima sperimentazione del genere in un istituto penitenziario italiano.

    NAPOLI – Ventiquattromila tentativi di collegamento telefonico e trasmissione dati neutralizzati nell’arco di una sola giornata. È il primo risultato del sistema di jammer sperimentato nel carcere di Secondigliano per contrastare l’uso dei cellulari introdotti abusivamente all’interno dell’istituto.

    I dispositivi agiscono sulle frequenze e rendono inutilizzabili telefoni e apparecchi capaci di collegarsi alle reti mobili. Il dato non corrisponde al numero di detenuti in possesso di un cellulare: nella struttura sono presenti circa 1.500 persone e i 24mila accessi registrati comprendono anche i tentativi ripetuti effettuati dallo stesso dispositivo.

    Il primo test italiano a Secondigliano

    La sperimentazione, la prima realizzata in Italia in un carcere, è stata illustrata dal sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni durante un incontro alla Prefettura di Napoli. I risultati sono stati forniti dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, guidato da Stefano Carmine De Michele.

    Per garantire la sicurezza durante l’attivazione sono stati impiegati circa 250 agenti di Polizia penitenziaria. Le autorità temevano possibili proteste o disordini dovuti all’interruzione delle comunicazioni illegali, ma nel corso dell’operazione non sono state segnalate criticità.

    Contrasto alle comunicazioni illecite

    L’obiettivo è impedire che persone detenute, in particolare appartenenti a organizzazioni criminali o collocate nei reparti di alta sicurezza, possano continuare a comunicare con l’esterno attraverso apparecchi introdotti clandestinamente. Telefonate, messaggi e collegamenti dati possono infatti consentire di mantenere contatti e impartire disposizioni anche dal carcere.

    Il progetto era stato anticipato dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri, senza indicare inizialmente la struttura scelta per il test. Dopo l’esito positivo di Secondigliano, il sistema dovrebbe essere adottato anche in altri istituti penitenziari italiani.

    L’impiego dei jammer è discusso da anni. Tra gli aspetti da monitorare restano l’efficacia nelle diverse aree degli edifici, la compatibilità con i sistemi anti-drone e la tutela della salute degli agenti e del personale che lavora quotidianamente nelle strutture. Il test napoletano rappresenta ora il primo banco di prova operativo per una possibile estensione nazionale.

  • Napoli, minacce di morte all’ex moglie: 44enne arrestato dai Carabinieri

    Napoli, minacce di morte all’ex moglie: 44enne arrestato dai Carabinieri

    Dopo la separazione sarebbero proseguiti messaggi, pedinamenti e aggressioni. L’uomo è stato trasferito nel carcere di Poggioreale.

    NAPOLI – Un uomo di 44 anni è stato arrestato dai Carabinieri con le accuse di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori nei confronti dell’ex moglie. Il provvedimento è stato eseguito dai militari della stazione di San Giovanni a Teduccio al termine di una serie di interventi e accertamenti sulla situazione familiare.

    Secondo la ricostruzione investigativa, il rapporto tra i due si era concluso definitivamente nel luglio scorso con una separazione consensuale. La fine della relazione, però, non avrebbe fermato le condotte contestate: la donna avrebbe ricevuto numerosi messaggi e telefonate e sarebbe stata seguita e sottoposta a scenate di gelosia e aggressioni verbali.

    Le violenze denunciate dalla donna

    Ad agosto la 37enne avrebbe tentato un riavvicinamento nell’interesse dei due figli, di 13 e 10 anni. Il 28 agosto, al ritorno dal lavoro, avrebbe trovato l’ex marito in evidente stato di alterazione. Ne sarebbe nata una nuova aggressione, con insulti, danneggiamenti all’interno dell’abitazione, strattoni, pugni alla testa e capelli tirati.

    L’intervento delle forze dell’ordine avrebbe evitato conseguenze più gravi. La donna, medicata dopo l’episodio, ha riportato lesioni giudicate guaribili in due giorni. Il giorno successivo ha presentato denuncia ed è stata attivata la procedura prevista dal Codice rosso.

    La scritta sul muro e l’arresto

    Nonostante la denuncia, le intimidazioni sarebbero continuate. Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori figura anche una scritta comparsa su un muro, contenente una minaccia rivolta alla donna e ai suoi familiari: «Il tempo è scaduto… vi uccido».

    Dopo ulteriori episodi, i Carabinieri hanno fermato il 44enne e gli hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli. L’uomo è stato condotto nel carcere di Poggioreale.

    Le contestazioni si trovano nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

  • Fuorigrotta, spari nella notte in via Canzanella Vecchia: indaga la Polizia

    Fuorigrotta, spari nella notte in via Canzanella Vecchia: indaga la Polizia

    Diversi bossoli sono stati trovati vicino al civico 49. Non risultano feriti né danni evidenti: tra le ipotesi al vaglio degli investigatori c’è quella di una “stesa”.

    NAPOLI – Colpi di pistola nella notte a Fuorigrotta. La Polizia di Stato è intervenuta in via Canzanella Vecchia, una strada densamente abitata del quartiere occidentale di Napoli, dopo la segnalazione di diversi spari.

    Bossoli trovati in strada

    Gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale hanno individuato alcuni bossoli all’altezza del civico 49. Dai primi controlli non sarebbero emerse tracce di sangue o danni visibili agli edifici e alle automobili presenti nella zona.

    Le verifiche effettuate anche presso i pronto soccorso non avrebbero inoltre fatto emergere persone ferite riconducibili all’episodio. Un elemento che orienta gli accertamenti verso l’ipotesi di un’azione dimostrativa, ma la dinamica resta ancora da chiarire.

    L’ipotesi di una “stesa”

    Tra le piste prese in considerazione c’è quella di una cosiddetta “stesa”: colpi esplosi in strada senza un bersaglio preciso, con finalità intimidatorie o per lanciare un messaggio negli ambienti criminali. Al momento, tuttavia, non è stato individuato il possibile destinatario e non vengono escluse altre ricostruzioni.

    Il tratto di via Canzanella Vecchia interessato dagli spari era già comparso in precedenti atti investigativi. In quell’area, negli anni scorsi, le forze dell’ordine avevano documentato una piazza di spaccio collegata a soggetti ritenuti vicini al clan Troncone.

    Le indagini

    Le indagini dovranno ora stabilire quante persone abbiano partecipato all’azione, da quale punto siano stati esplosi i colpi e quale fosse il reale obiettivo. Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e verificando la possibile presenza di telecamere utili a ricostruire i movimenti avvenuti nella zona.

    La vicenda resta quindi nella fase degli accertamenti e ogni collegamento con gruppi criminali dovrà essere confermato dagli elementi raccolti dalla Polizia.

  • Salerno, ventenne accoltellata alle spalle nel centro storico: dimessa dall’ospedale

    Salerno, ventenne accoltellata alle spalle nel centro storico: dimessa dall’ospedale

    La giovane, originaria di Baronissi, ha riportato una ferita di sette centimetri alla nuca e una lesione alla mano. La Squadra Mobile indaga per identificare l’aggressore.

    SALERNO – È stata dimessa dall’ospedale la ventenne aggredita con un’arma da taglio nella serata di mercoledì 23 settembre nel centro storico di Salerno. La ragazza, residente a Baronissi, era stata soccorsa e trasferita in codice rosso al San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona.

    L’aggressione alle spalle

    L’episodio si è verificato intorno alle 21.30 in largo San Tommaso d’Aquino. Secondo la ricostruzione al vaglio degli investigatori, la giovane si trovava da sola quando sarebbe stata raggiunta alle spalle da una persona che non conosceva.

    Dopo l’aggressione, un passante ha dato l’allarme consentendo l’arrivo dei soccorsi. La ventenne presentava una ferita di circa sette centimetri sul lato destro della nuca e un’altra lesione alla mano sinistra, che potrebbe essere stata provocata nel tentativo di proteggersi.

    Le cure e le dimissioni

    All’ospedale Ruggi la ragazza è stata sottoposta agli accertamenti necessari. La tac non avrebbe evidenziato conseguenze più gravi, mentre la perdita di sangue ha reso necessaria una trasfusione. Dopo una notte di osservazione e le cure dei sanitari, è stata dimessa nella tarda mattinata di giovedì 24 settembre.

    La giovane, ancora sotto choc, avrebbe riferito di non conoscere né l’autore dell’aggressione né le ragioni del gesto. Le è stato consigliato anche un percorso di sostegno psicologico.

    Indaga la Squadra Mobile

    Le indagini sono affidate alla Polizia di Stato. Gli agenti della Squadra Mobile stanno ricostruendo i movimenti della vittima e verificando ogni elemento utile per risalire all’identità dell’aggressore. Al momento il movente resta sconosciuto e gli accertamenti sono ancora in corso.

  • Napoli, abusi sul nipote minorenne: arrestato lo zio 67enne

    Napoli, abusi sul nipote minorenne: arrestato lo zio 67enne

    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale – Napoli News

    Un uomo è stato condotto in carcere nell’ambito di un’indagine della Polizia di Stato. I fatti contestati riguarderebbero il nipote, che all’epoca aveva dieci anni.

    NAPOLI – Un uomo di 67 anni è stato arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente del nipote, che all’epoca dei fatti aveva 10 anni.

    L’indagine

    L’indagine è stata condotta dalla IV Sezione Minori della Polizia di Stato e coordinata dalla Procura di Napoli, sezione Fasce Deboli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli episodi sarebbero avvenuti mentre il bambino veniva affidato allo zio per svolgere i compiti scolastici.

    A far emergere la vicenda sarebbe stata una confidenza del minore a un tutor extrascolastico. I genitori, venuti a conoscenza di quanto raccontato dal figlio, hanno quindi presentato denuncia.

    Le accuse contestate

    Gli investigatori contestano inoltre al 67enne di aver mostrato al bambino materiale pedopornografico e di avergli scattato fotografie intime.

    L’uomo è stato condotto in carcere. Le accuse formulate nei suoi confronti sono violenza sessuale, produzione di materiale pedopornografico e corruzione di minorenne.

    Il procedimento si trova nella fase delle indagini e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

  • Martina Carbonaro, la prof in aula: «Voleva lasciare Alessio, ma aveva paura di dirglielo»

    Martina Carbonaro, la prof in aula: «Voleva lasciare Alessio, ma aveva paura di dirglielo»

    NAPOLI – Martina Carbonaro aveva deciso di interrompere la relazione con Alessio Tucci, ma temeva di comunicarglielo. È quanto emerso dalla testimonianza di Emilia Marino, all’epoca docente tirocinante della quattordicenne di Afragola, ascoltata davanti alla Corte d’Assise di Napoli nel processo per l’omicidio della ragazza.

    L’insegnante ha ricostruito il rapporto di fiducia instaurato con Martina, descrivendola come una ragazza solare, dolce e alla ricerca di rassicurazioni. Proprio alla docente la giovane aveva confidato le difficoltà vissute nella relazione e la volontà di porvi fine.

    L’ultimo incontro a scuola

    Particolarmente toccante il racconto dell’ultimo incontro. Il giorno prima della scomparsa, Martina era andata a salutare l’insegnante a scuola e le aveva anticipato di avere alcune cose da raccontarle. Le due avrebbero dovuto sentirsi nel pomeriggio, ma quella conversazione non avvenne mai.

    Quando seppe della scomparsa, la docente provò a contattarla, trovando però il telefono irraggiungibile. Le inviò anche un messaggio per farle sapere che avrebbe potuto rivolgersi a lei in qualsiasi momento.

    Martina Carbonaro venne uccisa nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2025 in un edificio abbandonato nei pressi dello stadio Moccia di Afragola. Nel procedimento è imputato l’ex fidanzato Alessio Tucci, che ha confessato il delitto. Le responsabilità penali saranno definite con la sentenza.

    Le prossime udienze

    Il processo proseguirà il 30 ottobre con la testimonianza del ragazzo con il quale Martina aveva avuto contatti tramite chat. Il 10 novembre è prevista una nuova udienza dedicata ai testimoni della Procura.

    Il 24 novembre sarà invece ascoltato Alessio Tucci, che attraverso il proprio difensore ha manifestato la volontà di sottoporsi all’esame. La testimonianza della docente aggiunge così un nuovo elemento alla ricostruzione degli ultimi giorni di Martina e delle preoccupazioni che aveva confidato prima della morte.

  • Ecoansia, lo psichiatra: “Necessaria una diversa sensibilità da parte delle istituzioni”

    Ecoansia, lo psichiatra: “Necessaria una diversa sensibilità da parte delle istituzioni”

    «Sempre più persone arrivano da noi con difficoltà a gestire l’ecoansia, ossia l’ansia generata dai problemi ecologici e ambientali su scala locale e globale. Dopo un’estate complessa per le conseguenze del cambiamento climatico, ora dal territorio arrivano segnalazioni di persone preoccupate per ciò che accade vicino casa. I lavori a Bagnoli e i roghi a rischio tossicità, non ultimo quello di ieri sera a Napoli Est, generano preoccupazioni e angosce che vanno gestite per non pregiudicare la qualità della vita». Lo afferma Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli.

    «Ci sono due livelli di intervento per gestire quella che a tutti gli effetti è una nuova forma di disagio psicologico. Non si tratta di una diagnosi, dato che non compare nel DSM-5-TR né nell’ICD-11, ma di una condizione che la letteratura scientifica studia da anni e che l’American Psychological Association, già nel 2017, descriveva come una paura cronica del disastro ambientale», spiega Barretta. «Oggi le persone la vivono con maggiore sensibilità rispetto al recente passato, perché è cambiata la consapevolezza di enormi fasce di popolazione: uno studio pubblicato già nel 2021 su The Lancet Planetary Health, condotto su diecimila giovani di dieci Paesi, Italia compresa, ha rilevato che per il 45% di loro queste preoccupazioni pesano negativamente sulla vita quotidiana».

    «Il primo livello è personale. Quando il problema ambientale è sotto casa, i trigger sono concreti: l’odore acre, la colonna di fumo, le immagini del cantiere. Il filosofo Glenn Albrecht ha dato un nome a questa sofferenza, la solastalgia, cioè il disagio di chi vede degradarsi il luogo in cui vive senza bisogno di allontanarsene. A renderla difficile da gestire sono soprattutto l’incertezza e la sensazione di non avere alcun controllo sulla minaccia: si entra in uno stato di ipervigilanza, si rimugina, si controllano di continuo notizie e bollettini. Il lavoro da fare è distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non ne dipende, e riportare la preoccupazione alla sua funzione originaria, che è spingerci ad agire, non paralizzarci», prosegue lo psichiatra. «C’è poi il meccanismo perverso dei social network, i cui algoritmi alimentano bias cognitivi noti. Chi ha mostrato interesse per la bonifica di Bagnoli perché preoccupato dai dragaggi verrà presumibilmente raggiunto da un flusso crescente di contenuti sullo stesso tema, e le piattaforme premiano quelli più divisivi e più carichi di emozioni, perché generano più interazioni. Scattano così il bias di conferma, che ci porta a cercare e ricordare le informazioni che danno ragione alle nostre paure, e l’euristica della disponibilità, per cui un rischio ci sembra tanto più probabile quanto più spesso ce lo vediamo passare davanti. Chi è già entrato in questo vortice difficilmente riesce a uscirne con uno sguardo obiettivo».

    La questione, per Barretta, non si esaurisce però nella sfera privata. «Se è vero che la prima difesa spetta all’individuo, è altrettanto vero che è necessaria una buona comunicazione dall’alto per non trasformare le giuste preoccupazioni in un problema sociale. L’amministratore ha il dovere, da buon padre di famiglia, di occuparsi dei cittadini tenendo conto di aspetti della salute collettiva che un tempo erano sottovalutati, e la salute emotiva e comportamentale è uno di questi».

    Per arginare quelle che «rischiano di diventare vere escalation sociali», serve dunque «una diversa sensibilità da parte delle istituzioni nella comunicazione verso i cittadini». L’esempio più vicino è proprio Bagnoli, mentre nelle scorse ore è stato firmato il protocollo d’intesa che istituisce in via sperimentale l’Osservatorio Salute per l’area Bagnoli-Coroglio e la X Municipalità Bagnoli-Fuorigrotta. «Pur dando per assunto che i lavori si stiano svolgendo in totale sicurezza, quale messaggio passa se alle immagini allarmanti si risponde istituendo un osservatorio sulla salute solo a giochi quasi fatti? È il classico caso in cui, nel tentativo di rassicurare, si ottiene l’effetto opposto: insinuare in un cittadino già spaventato l’idea che le sue paure siano più che fondate».

    La risposta, secondo il direttore scientifico di Noesis, passa dalla comunicazione. «Non a caso, nella terapia cognitivo-comportamentale dei disturbi d’ansia, uno dei primi passi è la psicoeducazione: spiegare alla persona cosa le sta accadendo riduce l’incertezza, che dell’ansia è il principale carburante. Sullo stesso principio si fondano le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla comunicazione del rischio, che chiedono alle istituzioni di informare presto, in modo trasparente e dichiarando apertamente anche ciò che ancora non si sa. In letteratura si parla di amplificazione sociale del rischio: quando le informazioni ufficiali mancano o arrivano in ritardo, la percezione del pericolo cresce di bocca in bocca e di post in post, indipendentemente dal pericolo reale. Servono specialisti dedicati nelle amministrazioni cittadine, regionali e nazionali, capaci di intercettare questi segnali, di comunicare con rigore e semplicità cosa accade durante un determinato evento e di non sottovalutare ciò che arriva dai territori, sul piano della salute fisica come di quella mentale».

    «Solo coinvolgendo gli esperti e dando risposte chiare e puntuali su cosa accade, su cosa è stato messo in campo, sulle misurazioni adottate e sugli indicatori monitorati da cui dipende un fondato rischio per la salute, si potrà rispondere a cittadini che chiedono di stare bene. Cittadini che oggi, tra un clima impazzito e paure che si insinuano in maglie sempre più larghe, non riescono a esercitare pienamente il loro diritto al benessere», conclude Barretta.

  • Camorra, maxi blitz tra Caivano e Casoria: 34 arresti e oltre 3 milioni nascosti nei muri

    Camorra, maxi blitz tra Caivano e Casoria: 34 arresti e oltre 3 milioni nascosti nei muri

    CAIVANO – Maxi operazione dei carabinieri contro la camorra nell’area nord di Napoli. Sono 34 le persone raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sul clan Angelino, ritenuto attivo tra Caivano e Casoria.

    Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda ed eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna insieme alle sezioni operative delle Compagnie di Caivano e Casoria.

    Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, gravemente indiziati di associazione armata di tipo camorristico, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e detenzione ai fini di spaccio, con l’aggravante del metodo mafioso.

    Ventitré in carcere e undici ai domiciliari

    Delle 34 persone coinvolte, 23 sono state condotte in carcere e 11 poste agli arresti domiciliari. Le misure cautelari intervengono nella fase delle indagini preliminari: le responsabilità dei singoli dovranno essere accertate nel corso del procedimento e con sentenza definitiva.

    Il denaro nascosto nell’abitazione

    Uno degli elementi più rilevanti dell’operazione riguarda il sequestro di 3 milioni e 200mila euro in contanti, scoperti dai carabinieri all’interno di un appartamento di via Atellana, a Caivano.

    Il denaro, composto soprattutto da banconote da 50 euro confezionate e ordinate, era stato occultato nelle pareti dell’abitazione insieme ad alcuni orologi di lusso. Per recuperarlo i militari hanno dovuto rompere parti dei muri.

    Secondo l’impostazione investigativa, il traffico di droga e le estorsioni avrebbero rappresentato alcune delle principali attività illecite contestate nell’inchiesta.

    L’operazione costituisce un nuovo intervento contro i gruppi criminali attivi nell’area compresa tra Caivano e Casoria e punta a ricostruire struttura, ruoli e affari attribuiti al clan Angelino.