Categoria: Napoli

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  • Napoli, abusi sul nipote minorenne: arrestato lo zio 67enne

    Napoli, abusi sul nipote minorenne: arrestato lo zio 67enne

    Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale – Napoli News

    Un uomo è stato condotto in carcere nell’ambito di un’indagine della Polizia di Stato. I fatti contestati riguarderebbero il nipote, che all’epoca aveva dieci anni.

    NAPOLI – Un uomo di 67 anni è stato arrestato con l’accusa di aver abusato sessualmente del nipote, che all’epoca dei fatti aveva 10 anni.

    L’indagine

    L’indagine è stata condotta dalla IV Sezione Minori della Polizia di Stato e coordinata dalla Procura di Napoli, sezione Fasce Deboli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli episodi sarebbero avvenuti mentre il bambino veniva affidato allo zio per svolgere i compiti scolastici.

    A far emergere la vicenda sarebbe stata una confidenza del minore a un tutor extrascolastico. I genitori, venuti a conoscenza di quanto raccontato dal figlio, hanno quindi presentato denuncia.

    Le accuse contestate

    Gli investigatori contestano inoltre al 67enne di aver mostrato al bambino materiale pedopornografico e di avergli scattato fotografie intime.

    L’uomo è stato condotto in carcere. Le accuse formulate nei suoi confronti sono violenza sessuale, produzione di materiale pedopornografico e corruzione di minorenne.

    Il procedimento si trova nella fase delle indagini e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

  • Martina Carbonaro, la prof in aula: «Voleva lasciare Alessio, ma aveva paura di dirglielo»

    Martina Carbonaro, la prof in aula: «Voleva lasciare Alessio, ma aveva paura di dirglielo»

    NAPOLI – Martina Carbonaro aveva deciso di interrompere la relazione con Alessio Tucci, ma temeva di comunicarglielo. È quanto emerso dalla testimonianza di Emilia Marino, all’epoca docente tirocinante della quattordicenne di Afragola, ascoltata davanti alla Corte d’Assise di Napoli nel processo per l’omicidio della ragazza.

    L’insegnante ha ricostruito il rapporto di fiducia instaurato con Martina, descrivendola come una ragazza solare, dolce e alla ricerca di rassicurazioni. Proprio alla docente la giovane aveva confidato le difficoltà vissute nella relazione e la volontà di porvi fine.

    L’ultimo incontro a scuola

    Particolarmente toccante il racconto dell’ultimo incontro. Il giorno prima della scomparsa, Martina era andata a salutare l’insegnante a scuola e le aveva anticipato di avere alcune cose da raccontarle. Le due avrebbero dovuto sentirsi nel pomeriggio, ma quella conversazione non avvenne mai.

    Quando seppe della scomparsa, la docente provò a contattarla, trovando però il telefono irraggiungibile. Le inviò anche un messaggio per farle sapere che avrebbe potuto rivolgersi a lei in qualsiasi momento.

    Martina Carbonaro venne uccisa nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2025 in un edificio abbandonato nei pressi dello stadio Moccia di Afragola. Nel procedimento è imputato l’ex fidanzato Alessio Tucci, che ha confessato il delitto. Le responsabilità penali saranno definite con la sentenza.

    Le prossime udienze

    Il processo proseguirà il 30 ottobre con la testimonianza del ragazzo con il quale Martina aveva avuto contatti tramite chat. Il 10 novembre è prevista una nuova udienza dedicata ai testimoni della Procura.

    Il 24 novembre sarà invece ascoltato Alessio Tucci, che attraverso il proprio difensore ha manifestato la volontà di sottoporsi all’esame. La testimonianza della docente aggiunge così un nuovo elemento alla ricostruzione degli ultimi giorni di Martina e delle preoccupazioni che aveva confidato prima della morte.

  • America’s Cup, Napoli accende il countdown: in piazza Vittoria l’orologio verso il 2027

    America’s Cup, Napoli accende il countdown: in piazza Vittoria l’orologio verso il 2027

    NAPOLI – È ufficialmente iniziato il conto alla rovescia verso la Louis Vuitton 38ª America’s Cup. In piazza Vittoria, sul lungomare Caracciolo, è stato acceso il grande orologio che accompagnerà Napoli verso gli appuntamenti velici del 2027.

    Il countdown segna il percorso verso la Louis Vuitton Cup, prevista nel mese di maggio, e verso la fase decisiva dell’America’s Cup, attesa nel mese di luglio. Un simbolo visibile nel cuore della città, mentre l’organizzazione entra nella fase operativa.

    Alla cerimonia hanno partecipato il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma, l’amministratore delegato Guido Nepi Molineris, l’amministratore delegato dell’America’s Cup Partnership Marzio Perrelli e Grant Dalton, chairman della partnership.

    Due vele come simbolo della città

    L’installazione richiama due vele durante una virata e rappresenta il percorso di trasformazione di Napoli in vista dell’appuntamento internazionale. L’orologio non indica soltanto il tempo che manca alle regate, ma vuole raccontare anche il legame tra la città, il mare e le opportunità che la manifestazione potrà lasciare sul territorio.

    Per il ministro Abodi l’obiettivo va oltre l’edizione del 2027: costruire un evento capace di lasciare un’eredità duratura e creare le condizioni per una futura candidatura italiana anche alla successiva America’s Cup.

    Le regate preliminari dal 24 al 27 settembre

    L’accensione del countdown arriva mentre Napoli entra nel vivo della manifestazione. Dal 24 al 27 settembre 2026 sono in programma le regate preliminari, primo grande banco di prova organizzativo e sportivo in vista dell’evento del 2027.

    Il lungomare e Bagnoli saranno al centro di un percorso che nei prossimi mesi accompagnerà la città verso uno degli appuntamenti velici più importanti al mondo. Con l’orologio di piazza Vittoria, l’America’s Cup entra così sempre più nel presente di Napoli.

  • Ecoansia, lo psichiatra: “Necessaria una diversa sensibilità da parte delle istituzioni”

    Ecoansia, lo psichiatra: “Necessaria una diversa sensibilità da parte delle istituzioni”

    «Sempre più persone arrivano da noi con difficoltà a gestire l’ecoansia, ossia l’ansia generata dai problemi ecologici e ambientali su scala locale e globale. Dopo un’estate complessa per le conseguenze del cambiamento climatico, ora dal territorio arrivano segnalazioni di persone preoccupate per ciò che accade vicino casa. I lavori a Bagnoli e i roghi a rischio tossicità, non ultimo quello di ieri sera a Napoli Est, generano preoccupazioni e angosce che vanno gestite per non pregiudicare la qualità della vita». Lo afferma Vincenzo Barretta, psichiatra e direttore scientifico del Centro Noesis di Napoli.

    «Ci sono due livelli di intervento per gestire quella che a tutti gli effetti è una nuova forma di disagio psicologico. Non si tratta di una diagnosi, dato che non compare nel DSM-5-TR né nell’ICD-11, ma di una condizione che la letteratura scientifica studia da anni e che l’American Psychological Association, già nel 2017, descriveva come una paura cronica del disastro ambientale», spiega Barretta. «Oggi le persone la vivono con maggiore sensibilità rispetto al recente passato, perché è cambiata la consapevolezza di enormi fasce di popolazione: uno studio pubblicato già nel 2021 su The Lancet Planetary Health, condotto su diecimila giovani di dieci Paesi, Italia compresa, ha rilevato che per il 45% di loro queste preoccupazioni pesano negativamente sulla vita quotidiana».

    «Il primo livello è personale. Quando il problema ambientale è sotto casa, i trigger sono concreti: l’odore acre, la colonna di fumo, le immagini del cantiere. Il filosofo Glenn Albrecht ha dato un nome a questa sofferenza, la solastalgia, cioè il disagio di chi vede degradarsi il luogo in cui vive senza bisogno di allontanarsene. A renderla difficile da gestire sono soprattutto l’incertezza e la sensazione di non avere alcun controllo sulla minaccia: si entra in uno stato di ipervigilanza, si rimugina, si controllano di continuo notizie e bollettini. Il lavoro da fare è distinguere ciò che dipende da noi da ciò che non ne dipende, e riportare la preoccupazione alla sua funzione originaria, che è spingerci ad agire, non paralizzarci», prosegue lo psichiatra. «C’è poi il meccanismo perverso dei social network, i cui algoritmi alimentano bias cognitivi noti. Chi ha mostrato interesse per la bonifica di Bagnoli perché preoccupato dai dragaggi verrà presumibilmente raggiunto da un flusso crescente di contenuti sullo stesso tema, e le piattaforme premiano quelli più divisivi e più carichi di emozioni, perché generano più interazioni. Scattano così il bias di conferma, che ci porta a cercare e ricordare le informazioni che danno ragione alle nostre paure, e l’euristica della disponibilità, per cui un rischio ci sembra tanto più probabile quanto più spesso ce lo vediamo passare davanti. Chi è già entrato in questo vortice difficilmente riesce a uscirne con uno sguardo obiettivo».

    La questione, per Barretta, non si esaurisce però nella sfera privata. «Se è vero che la prima difesa spetta all’individuo, è altrettanto vero che è necessaria una buona comunicazione dall’alto per non trasformare le giuste preoccupazioni in un problema sociale. L’amministratore ha il dovere, da buon padre di famiglia, di occuparsi dei cittadini tenendo conto di aspetti della salute collettiva che un tempo erano sottovalutati, e la salute emotiva e comportamentale è uno di questi».

    Per arginare quelle che «rischiano di diventare vere escalation sociali», serve dunque «una diversa sensibilità da parte delle istituzioni nella comunicazione verso i cittadini». L’esempio più vicino è proprio Bagnoli, mentre nelle scorse ore è stato firmato il protocollo d’intesa che istituisce in via sperimentale l’Osservatorio Salute per l’area Bagnoli-Coroglio e la X Municipalità Bagnoli-Fuorigrotta. «Pur dando per assunto che i lavori si stiano svolgendo in totale sicurezza, quale messaggio passa se alle immagini allarmanti si risponde istituendo un osservatorio sulla salute solo a giochi quasi fatti? È il classico caso in cui, nel tentativo di rassicurare, si ottiene l’effetto opposto: insinuare in un cittadino già spaventato l’idea che le sue paure siano più che fondate».

    La risposta, secondo il direttore scientifico di Noesis, passa dalla comunicazione. «Non a caso, nella terapia cognitivo-comportamentale dei disturbi d’ansia, uno dei primi passi è la psicoeducazione: spiegare alla persona cosa le sta accadendo riduce l’incertezza, che dell’ansia è il principale carburante. Sullo stesso principio si fondano le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla comunicazione del rischio, che chiedono alle istituzioni di informare presto, in modo trasparente e dichiarando apertamente anche ciò che ancora non si sa. In letteratura si parla di amplificazione sociale del rischio: quando le informazioni ufficiali mancano o arrivano in ritardo, la percezione del pericolo cresce di bocca in bocca e di post in post, indipendentemente dal pericolo reale. Servono specialisti dedicati nelle amministrazioni cittadine, regionali e nazionali, capaci di intercettare questi segnali, di comunicare con rigore e semplicità cosa accade durante un determinato evento e di non sottovalutare ciò che arriva dai territori, sul piano della salute fisica come di quella mentale».

    «Solo coinvolgendo gli esperti e dando risposte chiare e puntuali su cosa accade, su cosa è stato messo in campo, sulle misurazioni adottate e sugli indicatori monitorati da cui dipende un fondato rischio per la salute, si potrà rispondere a cittadini che chiedono di stare bene. Cittadini che oggi, tra un clima impazzito e paure che si insinuano in maglie sempre più larghe, non riescono a esercitare pienamente il loro diritto al benessere», conclude Barretta.

  • Camorra, maxi blitz tra Caivano e Casoria: 34 arresti e oltre 3 milioni nascosti nei muri

    Camorra, maxi blitz tra Caivano e Casoria: 34 arresti e oltre 3 milioni nascosti nei muri

    CAIVANO – Maxi operazione dei carabinieri contro la camorra nell’area nord di Napoli. Sono 34 le persone raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sul clan Angelino, ritenuto attivo tra Caivano e Casoria.

    Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda ed eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna insieme alle sezioni operative delle Compagnie di Caivano e Casoria.

    Gli indagati sono ritenuti, a vario titolo, gravemente indiziati di associazione armata di tipo camorristico, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione e detenzione ai fini di spaccio, con l’aggravante del metodo mafioso.

    Ventitré in carcere e undici ai domiciliari

    Delle 34 persone coinvolte, 23 sono state condotte in carcere e 11 poste agli arresti domiciliari. Le misure cautelari intervengono nella fase delle indagini preliminari: le responsabilità dei singoli dovranno essere accertate nel corso del procedimento e con sentenza definitiva.

    Il denaro nascosto nell’abitazione

    Uno degli elementi più rilevanti dell’operazione riguarda il sequestro di 3 milioni e 200mila euro in contanti, scoperti dai carabinieri all’interno di un appartamento di via Atellana, a Caivano.

    Il denaro, composto soprattutto da banconote da 50 euro confezionate e ordinate, era stato occultato nelle pareti dell’abitazione insieme ad alcuni orologi di lusso. Per recuperarlo i militari hanno dovuto rompere parti dei muri.

    Secondo l’impostazione investigativa, il traffico di droga e le estorsioni avrebbero rappresentato alcune delle principali attività illecite contestate nell’inchiesta.

    L’operazione costituisce un nuovo intervento contro i gruppi criminali attivi nell’area compresa tra Caivano e Casoria e punta a ricostruire struttura, ruoli e affari attribuiti al clan Angelino.

  • San Gennaro, Napoli in festa: si rinnova il prodigio della liquefazione del sangue

    San Gennaro, Napoli in festa: si rinnova il prodigio della liquefazione del sangue

    NAPOLI – Applausi e grande emozione nel Duomo di Napoli per San Gennaro. Nel giorno dedicato al patrono della città si è rinnovato il tradizionale prodigio della liquefazione del sangue.

    L’annuncio ufficiale è arrivato alle 10:04 di sabato 19 settembre 2026. Il sangue custodito nelle ampolle era già liquefatto quando sono state aperte le casseforti della Cappella del Tesoro.

    A comunicare il prodigio ai fedeli è stato monsignor Vincenzo De Gregorio, abate della Cappella del Tesoro di San Gennaro. Il momento tanto atteso è stato accompagnato dal tradizionale sventolio del fazzoletto bianco, mentre nella Cattedrale è esploso un lungo applauso.

    La celebrazione nel Duomo

    A presiedere la celebrazione è stato l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia. Presenti anche il sindaco Gaetano Manfredi, presidente della Deputazione della Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro, e il presidente della Regione Campania Roberto Fico, insieme ad altri rappresentanti delle istituzioni cittadine e regionali.

    Dopo l’annuncio, le ampolle sono state mostrate ai fedeli e portate all’altare maggiore per la solenne celebrazione eucaristica. Migliaia di persone avevano raggiunto il Duomo sin dalle prime ore del mattino.

    Una tradizione che appartiene alla città

    Ancora una volta il rito di San Gennaro ha richiamato nel cuore di Napoli cittadini, fedeli e visitatori. Una tradizione secolare che va oltre l’aspetto religioso ed è ormai parte integrante della storia e dell’identità della città.

    Il 19 settembre resta uno degli appuntamenti più importanti per Napoli: una giornata nella quale il legame tra la città e il suo patrono torna a manifestarsi attraverso un rito seguito con partecipazione anche fuori dai confini campani.

  • Da Stoccolma a Napoli per imparare il mestiere del trucco: nove studentesse svedesi all’Accademia Liliana Paduano

    Da Stoccolma a Napoli per imparare il mestiere del trucco: nove studentesse svedesi all’Accademia Liliana Paduano

    Nove studentesse arrivate da Stoccolma per imparare un mestiere nelle aule di una scuola napoletana. Sono le allieve del Make Up Institute Stockholm che in questi giorni seguono all’Accademia Liliana Paduano un programma di formazione intensiva sul trucco professionale, articolato tra lezioni teoriche, masterclass e pratica in studio. Ad accompagnarle c’è Shaul Moalem, truccatore e docente dell’istituto svedese, mentre in aula sono seguite dai formatori dell’accademia partenopea.

    Lo scambio rientra in Erasmus+, il programma dell’Unione europea che sostiene la mobilità di studenti e docenti anche nel campo della formazione professionale, ed è stato organizzato dallo IUM – International Union of Make Up Artists. Per la scuola di Stoccolma, fondata nel 1997 dallo stesso Moalem, si tratta della prima esperienza Erasmus. L’istituto prepara make-up artist e hairstylist con percorsi in parte accreditati dalla MYH, l’agenzia nazionale svedese per la formazione professionale superiore. «Per la nostra prima volta in un Erasmus abbiamo scelto, tra tanti istituti in Europa, proprio un’accademia italiana, e quella di Napoli è una scuola di cui ormai tutto il continente apprezza la qualità», spiega Moalem. «È la conferma che nel make up Napoli si colloca ai massimi livelli europei per completezza della formazione».

    L’accademia napoletana punta da anni su una didattica di stampo artigianale, orientata all’inserimento nel mondo del lavoro: molti dei professionisti formati nelle sue aule operano oggi nel settore. La partnership con Stoccolma è reciproca e nei prossimi mesi saranno gli studenti napoletani a partire per la Svezia, ospiti dell’istituto di Moalem.

    Proprio il confronto con un altro mercato è, per Carlo Matthey, CEO dell’Accademia Liliana Paduano, il valore principale dell’iniziativa. «Aprire le nostre aule a una scuola con una tradizione diversa significa mettere a confronto due mondi e due metodi, e da questi scambi si esce sempre arricchiti», afferma. «Chi arriva da Stoccolma accede a una formazione che affonda le radici qui, a Napoli. I nostri ragazzi, a loro volta, avranno l’occasione di lavorare in un mercato completamente diverso da quello mediterraneo e latino. Torneranno con strumenti in più, e non solo tecnici: è uno dei capisaldi della nostra idea di didattica».

  • Mattarella a Napoli per il volley: dal Plebiscito ai Girolamini, due giorni tra sport e cultura

    Mattarella a Napoli per il volley: dal Plebiscito ai Girolamini, due giorni tra sport e cultura

    Mattarella a Napoli per il volley: dal Plebiscito ai Girolamini, due giorni tra sport e cultura

    Due giorni a Napoli per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivato in città per la partita inaugurale dei Campionati Europei maschili di pallavolo.

    Giovedì 10 settembre: l’arrivo e il volley

    Mattarella è arrivato a Napoli nella tarda mattinata, raggiungendo Villa Rosebery. Nel pomeriggio ha incontrato il sindaco Gaetano Manfredi per un colloquio dedicato anche ai progetti e allo sviluppo della città.

    In serata il Presidente ha raggiunto piazza del Plebiscito per assistere a Italia-Svezia, gara inaugurale degli Europei maschili di volley. Ad accoglierlo un lungo applauso del pubblico presente nell’arena allestita nel cuore di Napoli.

    Venerdì 11 settembre: Filangieri e Girolamini

    La seconda giornata napoletana è stata dedicata alla cultura.

    In mattinata Mattarella ha visitato il Museo Civico Gaetano Filangieri in via Duomo, soffermandosi anche sulla “Veduta di Napoli dal mare” di Juan Ruiz. Davanti alle imbarcazioni raffigurate nell’opera, il Presidente ha scherzato facendo riferimento alla Coppa America.

    Successivamente il Capo dello Stato ha raggiunto il vicino complesso monumentale dei Girolamini, visitando la storica biblioteca e la chiesa, tornata interamente fruibile dopo oltre quarant’anni.

    Il saluto di Napoli

    All’uscita Mattarella è stato accolto da cittadini e turisti tra applausi, saluti e telefoni alzati.

    Si sono concluse così le ore napoletane del Presidente della Repubblica: dal grande appuntamento sportivo di piazza del Plebiscito al patrimonio culturale del centro storico, tra istituzioni, sport e cultura.

  • Napoli-Arsenal 0-1, scintille tra De Bruyne e Di Lorenzo

    Napoli-Arsenal 0-1, scintille tra De Bruyne e Di Lorenzo

    Immagine illustrativa – Napoli News 26

    NAPOLI – Il Napoli cade di misura contro l’Arsenal al Maradona. La sfida termina 0-1 in favore della formazione inglese, ma oltre al risultato a catturare l’attenzione è stato un acceso confronto in campo tra Kevin De Bruyne e Giovanni Di Lorenzo.

    Il confronto tra De Bruyne e Di Lorenzo

    Durante una fase particolarmente delicata della partita, i due calciatori azzurri hanno discusso a distanza ravvicinata. Gesti e parole hanno mostrato un momento di evidente nervosismo, nato nel pieno di una gara combattuta e complicata per la squadra di casa.

    L’episodio si è chiuso senza ulteriori conseguenze e non ha avuto strascichi sul terreno di gioco. Le immagini del faccia a faccia, però, hanno rapidamente iniziato a circolare sul web, alimentando commenti e interpretazioni tra i tifosi.

    L’Arsenal passa al Maradona

    Sul piano sportivo, a decidere la partita è stata la rete di Martin Ødegaard al 75’, che ha consegnato all’Arsenal la vittoria per 1-0. Il Napoli ha provato a reagire nel finale, senza riuscire a trovare il gol del pareggio.

    Per gli azzurri resta così una serata amara, segnata da una sconfitta di misura e da qualche tensione emersa nei momenti più intensi della sfida.

    Un episodio nato dalla tensione agonistica

    Il confronto tra De Bruyne e il capitano Di Lorenzo va letto nel contesto di una partita ad alta pressione. Non risultano conseguenze successive al chiarimento sul campo, ma la scena è diventata uno dei momenti più discussi del dopogara.

  • Napoli, furto nella sede della IV Municipalità: bottino di circa 8mila euro

    Napoli, furto nella sede della IV Municipalità: bottino di circa 8mila euro

    NAPOLI – Furto nella sede della IV Municipalità di Napoli, in via Gianturco. Ignoti si sarebbero introdotti negli uffici durante la notte, riuscendo a raggiungere la cassaforte custodita al terzo piano dell’edificio. Il bottino è stimato in circa 8mila euro.

    A scoprire quanto accaduto sarebbero stati gli addetti alle pulizie, arrivati nella struttura nelle prime ore del mattino. Gli ambienti sono stati trovati a soqquadro e sono subito partite le verifiche per stabilire con precisione quali beni siano stati sottratti.

    La cassaforte aperta al terzo piano

    Secondo una prima ricostruzione, i responsabili avrebbero utilizzato l’ingresso principale. La porta sarebbe stata aperta senza lasciare segni evidenti di effrazione, un particolare ora al vaglio degli investigatori.

    Una volta all’interno, i ladri avrebbero raggiunto il terzo piano, dove si trovava la cassaforte. Per forzarla sarebbe stata impiegata una fiamma ossidrica. Dall’interno sarebbe poi scomparsa una somma complessiva di circa 8mila euro.

    Il denaro delle pratiche per le carte d’identità

    Parte del denaro custodito negli uffici sarebbe riconducibile anche ai versamenti effettuati dai cittadini per le pratiche relative al rilascio delle carte d’identità, pari a 22 euro per ciascuna richiesta.

    Tra gli oggetti che risulterebbero mancanti c’è anche un contamonete. Non sarebbe stato invece portato via un quadro presente nei locali. Gli accertamenti proseguono per verificare se siano stati sottratti documenti, apparecchiature o altri beni dell’amministrazione.

    I rilievi della Scientifica

    Sul posto è intervenuta la Polizia Scientifica, che ha effettuato i rilievi alla ricerca di impronte e di altri elementi utili. Le indagini sono affidate al Commissariato San Carlo Arena.

    Gli investigatori dovranno ricostruire il percorso seguito dai responsabili, chiarire come siano riusciti a entrare nella sede e verificare l’eventuale presenza di immagini di videosorveglianza utili all’identificazione. Resta inoltre da definire con esattezza l’ammontare del denaro sottratto e l’inventario complessivo di ciò che manca dagli uffici.